ROME, ITALY - JUNE 20: Federico Bernardeschi of Italy looks on during the UEFA Euro 2020 Championship Group A match between Italy and Wales at Olimpico Stadium on June 20, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)
L’agente esperto di trasferimenti oltreoceano Andrea D’amico, ha parlato intervistato dai microfoni di Tuttosport, dicendo la sua sul passaggio di Bernardeschi al Toronto, per la sua avventura in MLS.
“La trattativa è nata due mesi fa, ma devo dire che i primi contatti risalgono a un tempo ancora precedente. Mi ha chiamato il presidente del Toronto e mi ha detto: Andrea, vorrei costruire un progetto molto importante. L’opzione Federico è stata una delle prime a venirci in mente, ma abbiamo aspettato il momento opportuno. Solo quando si sono interrotte le trattative con la Juventus, abbiamo accelerato. Federico è poi venuto in città, ha conosciuto la realtà, si è innamorato di questo posto. In tanti parlano e criticano, ma non conoscono realmente come stanno le cose e com’è la vita qui. Anche a livello professionale, è tutto diverso: tutto organizzato perfettamente. Ogni partita, anche la più semplice di campionato, è organizzato come se fosse una finale di Champions League”.
“Noi, in Italia, abbiamo un sistema vecchio, superato: si va alla la velocità di 50-70 anni fa. Invece ora il calcio è diventato la terza, quarta azienda italiana: non c’è più un rapporto equilibrato tra le grandi squadre che hanno grandi budget e le altre, di conseguenza bisognerebbe ripensare tutto il sistema. Un sistema con le retrocessioni è insostenibile a livello economico: impedisce di fare investimenti, di avere una progettualità a medio-lungo termine. Non è un caso che i calcio italiano vada abitualmente incontro a fallimenti di realtà anche importanti: Chievo, Napoli, Venezia”.
“Il calcio il Nord America ha fatto una grande crescita: sta diventando uno degli sport più popolari. Nel 2026 ci saranno i mondiali e l’Italia, se si qualificherà, giocherà a Toronto… La Super League si farà? Arriverà anche da noi il tempo di cambiare: ma cambiare non significa andare contro la meritocrazia! Però significa considerare che il calcio è un’azienda importante. E significa cercare di migliorarla prendendo anche spunto da altre realtà, come quella nordamericana, in cui quando vai allo stadio non rischi di doverci andar con lo spirito di chi affronta una sommossa”.
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